Il Giudizio Universale è uno degli affreschi più importanti e discussi della storia dell'arte. Copre interamente la parete dell'altare della Cappella Sistina, con una superficie di oltre 13 metri di altezza e quasi 12 di larghezza, e fu realizzato da Michelangelo circa trent'anni dopo il completamento della volta.

Fu commissionato da Papa Clemente VII, che morì prima di vedere l'opera ultimata. A portarla a termine fu il suo successore Paolo III. I lavori iniziarono nel 1535 e l'affresco venne inaugurato il 31 ottobre 1541, alla vigilia della festa di Ognissanti.

Michelangelo aveva quasi sessant'anni quando cominciò a lavorarci. Non era più l'artista giovane e atletico che aveva dipinto la volta: era un uomo anziano, profondamente religioso, segnato dalla morte di persone care e dalla crisi spirituale che attraversava la Chiesa in quegli anni, scossa dalla Riforma protestante. Tutto questo entra nell'affresco e lo rende diverso dalla volta, meno trionfale e più tormentato.

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Cosa rappresenta il Giudizio Universale?

L'affresco rappresenta il momento della fine dei tempi descritto nell'Apocalisse: Cristo giudica i vivi e i morti, separando per l'eternità i giusti dai dannati.

Al centro della composizione si trova Cristo, raffigurato non come il pastore mite della tradizione medievale ma come un giovane potente con il braccio destro alzato in un gesto che condanna. Accanto a lui, in un atteggiamento di supplica e al tempo stesso di ritiro, si trova la Vergine Maria, che non intercede attivamente come nelle rappresentazioni tradizionali ma sembra voltarsi, quasi non riuscendo a guardare la scena del giudizio.

Intorno a loro si dispone una folla densa di figure: apostoli, profeti, santi, martiri e patriarchi, ognuno con i propri attributi. San Pietro regge le chiavi del Paradiso. San Bartolomeo, martirizzato scuoiato vivo, tiene nella mano sinistra la propria pelle, sul cui volto Michelangelo dipinse un autoritratto, in un gesto che molti interpretano come espressione di angoscia personale o di umiltà di fronte al giudizio divino.

Il Giudizio Universale affrescato da Michelangelo

Come si legge l'affresco

La composizione si sviluppa su più fasce orizzontali che guidano l'occhio dall'alto verso il basso seguendo il movimento delle anime.

  • Nella fascia superiore, due lunette ospitano gruppi di angeli che trasportano i simboli della Passione di Cristo: la croce, la corona di spine, la colonna della flagellazione. Non hanno ali, una scelta inconsueta che sottolinea la potenza fisica delle figure.
  • Al centro, attorno a Cristo, si muove la corte celeste. Sulla sinistra i beati salgono verso il Paradiso, alcuni trascinati verso l'alto dagli angeli, altri aggrappati a rosari e croci come se la salvezza fosse ancora incerta. Sulla destra i dannati precipitano verso il basso, respinti dagli angeli con violenza, i volti stravolti dalla disperazione.
  • Nella fascia inferiore si trovano due scene distinte. A sinistra i morti risorgono dalla terra, scheletri che riacquistano carne, figure ancora disorientate che non sanno ancora quale destino le attende. A destra Caronte, il traghettatore dei morti della mitologia greca, scarica a colpi di remo le anime dei dannati sulla riva dell'Inferno, dove Minosse, giudice degli Inferi con le orecchie d'asino e un serpente attorcigliato al corpo, le accoglie. L'inserimento di figure della mitologia pagana accanto a quelle cristiane fu una delle scelte più discusse dell'opera.

La censura e le foglie di fico

Quando l'affresco venne inaugurato, la reazione non fu unanimemente entusiasta. Il Cardinale Carafa guidò una campagna di censura contro le figure nude, definendo l'opera immorale e scandalosa. La polemica si trascinò per anni e nel 1564, poche settimane dopo la morte di Michelangelo, il Concilio di Trento ordinò di coprire le nudità più esplicite.

L'incarico toccò al pittore Daniele da Volterra, allievo e amico di Michelangelo, che dipinse panni e drappi sopra alcune delle figure. Per questa operazione guadagnò il soprannome con cui è ancora ricordato oggi: il Braghettone.

Nei secoli successivi altri interventi di censura si aggiunsero ai suoi. Durante i restauri degli anni Ottanta e Novanta del Novecento, alcuni di questi aggiustamenti furono rimossi e l'affresco fu riportato il più possibile alla versione originale di Michelangelo. Oggi è visibile nella sua forma più vicina a quella che l'artista aveva concepito, anche se alcune delle aggiunte di Daniele da Volterra sono state mantenute perché rimosse avrebbero danneggiato l'intonaco originale sottostante.

Dove si trova e come vederlo

Il Giudizio Universale si trova sulla parete dell'altare all'interno della Cappella Sistina, accessibile attraverso il percorso dei Musei Vaticani. Non esiste un ingresso separato per la Cappella.

Data la complessità dell'affresco e la quantità di figure e riferimenti iconografici, molti visitatori trovano utile una visita guidata: la guida spiega il programma dell'opera prima di entrare, quando è ancora possibile parlare, così il tempo trascorso davanti all'affresco può essere dedicato a guardare invece che a cercare di capire cosa si sta guardando.

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